domenica 12 luglio 2015

Le Argonautiche

Torniamo indietro nel tempo per parlare di una delle più grandi opere del III secolo avanti Cristo: Le Argonautiche di Apollonio Rodio.

Il re Pelia apprende da un oracolo che il suo potere è in pericolo a causa del nipote Giasone: per toglierlo di mezzo decide di mandarlo in Colchide per recuperare il famoso vello d'oro. Pelia sa che il viaggio è faticoso e che il terribile re Eeta non acconsentirà mai a venire espropriato del suo prezioso avere. Gli dei però sono favorevoli a Giasone e Atena interviene nella costruzione di Argo, la grande nave che dovrà portare nella lontana Colchide i maggiori eroi greci del tempo. Dopo aver completato la nave e aver deciso chi parteciperà all'operazione, si deve scegliere un capo e questo titolo viene conferito proprio a Giasone. Il viaggio di andata è ricco di avventure e durante la traversata alcuni eroi abbandonano la spedizione, come Eracle, il cui destino è un altro. Giunti in Colchide, Giasone si reca da Eeta e cerca di ottenere il vello senza dover combattere; il terribile re è d'accordo, ma a patto che il giovane si sottoponga ad una prova: arare un enorme campo servendosi di tori indomabili ed uccidere gli uomini armati che crescono dai denti di serpente precedentemente seminati. Giasone accetta ma si sente perduto; Era, già preparata ad un rifiuto da parte del re, per evitare che il suo protetto perisca, chiede aiuto ad Afrodite, in modo che convinca Eros a scagliare la sua freccia addosso a Medea, la figlia di Eeta. Il piano va a buon fine ed infatti Medea, appena scorge il bellissimo Giasone, se ne innamora, facendo di tutto pur di aiutarlo; proprio grazie ai filtri e agli incantesimi della fanciulla maga, il capo degli Argonauti riesce a vincere la prova. Sempre grazie alle arti di Medea, il vello d'oro passa nelle mani dei Greci ed ella li supplica di portarla via con loro. Il viaggio di ritorno segue un percorso diverso rispetto a quello di andata e il carattere di Medea si paleserà sempre meglio...

Apollonio introduce importanti innovazioni all'interno del suo poema. Innanzitutto, l'intera opera è pervasa da un forte pessimismo teso a ridimensionare le capacità dell'uomo. Lo stesso Giasone è incapace di comandare, è angosciato dal viaggio impostogli dallo zio ed è totalmente contrario alla guerra, cercando sempre di mediare pur di non dover utilizzare le armi. Medea, al contrario, si sviluppa a livello psichico nel corso della narrazione: inizialmente ella è pudica e tenta di soffocare il nascente amore maledicendo Giasone, anche se in realtà vuole salvarlo. Appena la sorella le chiede aiuto, Medea non esita ad utilizzare questa richiesta come pretesto per intervenire senza mostrare la passione che comincia a divorarla. Ciò che la spinge poi a scappare dalla Colchide non è solo il grande sentimento che la tormenta, ma anche la paura del padre e il senso di colpa per averlo tradito. Medea è capace di orribili inganni e non esita ad uccidere pur di salvare gli Argonauti e di sposare Giasone, fatto da lui promesso dopo aver acconsentito a portata con sé. Ella, inoltre, si rende conto che Giasone non la ama e che l'unica cosa che per lui conta è il vello che costituisce lo scopo del suo viaggio; non a caso la giovane arriva a concepire pensieri violenti e di suicidio pur di smuovere la passività del suo amato.

Le Argonautiche sono un esempio di altissima poesia e vi consiglio di leggerlo; oltre alle numerose avventure, al carattere psicologico dei personaggi e al pensiero pessimistico dell'autore (che spesso interviene direttamente nella narrazione), si cerca di dare anche un fondamento storico ai vari eventi successivi presenti nei miti greci, comprendenti anche i fatti dell'Iliade e dell'Odissea che sono posteriori al viaggio di Argo.

domenica 5 luglio 2015

I Borgia

Cari amici, quest'oggi andiamo a parlare di una delle famiglie più influenti e discusse della storia: i Borgia. L'avventura di questo casato ci viene raccontata da Alexandre Dumas, uno dei più conosciuti e prolifici autori francesi.

Siamo nel 1492: papa Innocenzo VIII è morto da poco e nel Vaticano si apre il Conclave. Rodrigo Borgia desidera essere il nuovo papa e non ci mette molto a corrompere alcuni dei cardinali più influenti per ottenere il titolo. Grazie alla sua abilità, Rodrigo diventa Alessandro VI, coronando il suo sogno, cioè dominare ed elevare ad alte cariche i cinque figli. Roma è alquanto perplessa da questa scelta perché la vita poco clericale del nuovo eletto non è di certo un mistero, ma egli si impone subito, dettando legge all'interno della politica del tempo, appoggiando prima un re e poi un altro, alleandosi a seconda delle sue esigenze, ostacolando le principali famiglie romane (Colonna e Orsini), conducendo sempre una tattica basata sul doppio gioco. Nel frattempo Cesare e Lucrezia, i figli prediletti del papa, giocano un ruolo centrale nello scenario italiano. La bella Lucrezia, adorata dal padre e contesa tra Cesare e Francesco (un altro fratello) sposa diverse personalità importanti, fino a diventare duchessa di Ferrara; Cesare, invece, si distingue come valoroso soldato e abile stratega, esercitando una grande impressione in Machiavelli. Grazie all'appoggio papale, a quello del sovrano francese e alla sua spregiudicatezza, il Valentino si crea uno Stato privato, diventando signore dei territori delle Marche e della Romagna. Intrighi, delitti, voltafaccia e altri crimini vari non dureranno in eterno e la parabola dei Borgia sarà destinata a finire.

All'interno del romanzo, i personaggi che si muovono sono molteplici: oltre ai Borgia, viene delineata tutta la situazione italiana ed europea dell'epoca, con riferimenti alle più importanti personalità e alle loro tattiche di potere. I Borgia costituiscono quindi il perno attorno a cui ruotano le vicende del secolo e Dumas mescola storia e leggenda. Alessandro VI, Cesare e Lucrezia sono da sempre visti come incestuosi, capaci di utilizzare qualsiasi mezzo pur di ottenere ciò che vogliono (come il tenere sempre con sé del veleno per uccidere all'occorrenza), insensibili e spietati. Alcuni storici hanno cercato di ridimensionare le loro caratteristiche perché, come nella maggior parte dei casi, le testimonianze non sono sempre concordi. Ad ogni modo I Borgia di Dumas si legge tutto d'un fiato, proponendo un periodo storico complesso come se fosse un romanzo, ma, al contempo, cercando di attenersi il più possibile agli eventi veri, senza ricamarli troppo.

domenica 28 giugno 2015

Yoshe Kalb

Ho scoperto Israel J. Singer per caso e, dopo aver letto due suoi romanzi, direi che è giunto il momento di parlarvene.

Siamo a Nyesheve, città della Galizia austriaca, dove Rabbi Melech, guida spirituale degli ebrei chassidici, vive con la sua numerosa famiglia e, triste per aver perso la terza moglie, decide di dare in sposa la figlia minore, Serele, a Nahum, un giovane di Rachmanivke. Rabbi Melech vuole celebrare il matrimonio il più in fretta possibile perché ha intenzione di risposarsi per la quarta volta con Malkah, un'orfana allevata da zii caduti in disgrazia. Nahum arriva alla corte di Nyesheve estremamente spaventato e inconsapevole di ciò che lo attende, calcolando che sia lui che la sposa hanno quattordici anni. Anche i genitori del giovane non sono d'accordo con tutta questa fretta, ma l'insistenza del burbero Rabbi Melech vince le loro resistenze e le nozze vengono proclamate. Nahum, inizialmente, non adempie ai suoi doveri coniugali e il suocero comincia a spazientirsi, fino a quando il fatto avviene: a questo punto nulla è più d'ostacolo al suo matrimonio. Rabbi Melech pensa di ottenere da Malkah una totale sottomissione, visto il grande favore che le concede unendola a lui, ma la fanciulla è uno spirito libero e non si lascia “domare”. Giunta a Nyesheve, Malkah, proprio come Nahum, sente la mancanza per la sua vecchia città, ma il loro incontro cambierà tutto. I due si sentono attratti l'uno verso l'altra come il ferro da una calamita, anche se Nahum comincia ad avere timore delle pene che possono derivargli dal desiderare una donna sposata; Malkah, al contrario, non fa altro che tormentarlo con le sue mosse seducenti. Questo tira e molla li porterà a cedere alle loro voglie...
La seconda parte del romanzo si apre a Bialogura, nella Polonia russa, in un tempo posteriore rispetto ai fatti precedenti. Qui compare un giovane taciturno e sempre dedito a recitare i Salmi che si fa chiamare Yoshe e che gli abitanti soprannominano Kalb, il “tonto”. Reb Kanah, il custode della sinagoga del luogo, vede il lui un segno del cielo: dandogli dell'ospitalità e credendolo scemo, può sperare di unirlo in matrimonio a Zivyah, la sua figlia ritardata. I suoi piani andranno a buon fine, grazie a un caso fortuito.

Yoshe Kalb è un'opera costruita magistralmente e gli opposti si inseguono di continuo. Si passa, ad esempio, dalla sfarzosa corte di Nyesheve, dove Nahum è sempre dedito allo studio della Kabbalah, al povero Yoshe Kalb, munito solo di una sacca e del libro dei Salmi che recita in continuazione. Ogni personaggio, inoltre, è carico di una forte sessualità che mostra in differenti modi, come quella che investe Nahum, sempre in bilico tra il desiderio più potente e la paura più angosciante, paura dovuta al pensiero delle pene riservate ai peccatori che si lasciano tentare dalla carne.
Il riassunto di Yoshe Kalb non può essere più dettagliato di così, perché i fatti da scoprire e su cui riflettere sono molteplici e di certo non posso rovinarvi la lettura svelandovi tutto! Aspetto un vostro parere ;).

domenica 21 giugno 2015

Libro della guarigione

Oggi vi propongo un'opera di uno dei più importanti filosofi musulmani e commentatori aristotelici medioevali: il Libro della guarigione di Avicenna. Questo libro fa parte del Kitab al Shifa, un'ampia opera divisa in quattro parti: logica, fisica, matematica e metafisica (la materia che ci interessa). Scopo dell'autore è quello di spiegare la filosofia del Maestro Primo (cioè Aristotele) adattandola alla religione.

Per prima cosa, Avicenna afferma che il soggetto della metafisica è l'esistente in quanto esistente; l'esistente è ciò che esiste e la prima cosa a cui esso appartiene è la sostanza, cioè l'unione tra materia e forma. Tutto ciò che esiste è un esistente possibile, cioè un ente causato che diventa necessario grazie alla sua causa, mentre l'Ente Necessario (cioè Dio) non è causato e perciò non ha bisogno di altre cause per essere necessario. A differenza della sostanza, le altre nove categorie aristoteliche (i generi a cui ogni ente può riferirsi) sono accidenti, cioè qualità che non determinano l'essenza dell'ente.
Dopo aver spiegato atto e potenza e ripreso le quattro cause del movimento (formale, materiale, agente e finale), Avicenna arriva ad affermare che le cause sono finite e quindi nessuna di esse è la vera causa dell'esistenza; il Principio Primo di tutto ciò che esiste, infatti, è Dio. Gli attributi di questo Principio sono: Egli è l'Esistente Necessario, è unico, è causa delle quattro cause prime, crea, non ha genere né definizione, è buono e datore di ogni cosa, è il bene puro di per sé, è vero, è un intelletto puro, conosce le cose mutevoli e particolari in maniera universale, la sua volontà è generosità. Ma questo Primo Principio così distante dal suo creato, e soprattutto essendo immobile, come dà la vita e quindi il movimento? L'universo di Avicenna è esattamente come quello aristotelico, cioè formato da diverse sfere che seguono il Principio Primo. Quest'ultimo, attraverso un atto di conoscenza produce un intelletto immateriale; questo intelletto, a differenza del Principio Primo, non pensa solo a se stesso, ma anche a colui che lo ha creato ed ecco qui la prima molteplicità. Da questa prima intelligenza “nascono” altri intelletti, che a loro volta danno vita a delle anime e ovviamente a dei corpi, fino ad arrivare all'intelletto agente che non è altro che il nostro. Noi, quindi, prendiamo vita grazie all'ultima sfera che è quella della Luna, in quanto ci precede e perciò è la causa prossima della nostra esistenza. Attraverso la relazione reciproca che lega l'intelletto agente alle sfere celesti nascono i quattro elementi del mondo sublunare (aria, acqua, terra, fuoco) che rendono possibile la generazione e la corruzione (nascita e morte) dei corpi. Le sfere celesti, invece, sono composte di etere, un elemento nobile ed imperituro, che permette loro di avere un movimento circolare ed eterno; l'eternità di questo movimento è dovuta al loro desiderio costante di riunirsi a Dio.
Avicenna non trascura il problema del male: se il Principio Primo è il bene in sé, com'è possibile che il male possa esistere? Il nostro filosofo afferma che esso è possibile a causa della materia, in quanto è potenza, ed esso deve esserci perché è meglio soffrire un male di breve durata che non soffrire per niente, il che equivarrebbe a non esistere.
L'ultima parte del Libro della guarigione è piuttosto sbrigativo e riguarda la preghiera, la profezia e i doveri del legislatore, dei coniugi, ecc., passando quindi a trattare di filosofia pratica e non più di metafisica.

Mi scuso per la recensione estremamente sommaria, ma riassumere un argomento così vasto in poche righe è un'impresa quasi impossibile. Il Libro della guarigione è un'opera interessantissima e vi consiglio di leggerla, anche se reputo utile aver prima affrontato La metafisica di Aristotele. Per chi non ha mai letto nulla di filosofia potrebbe sembrare un argomento difficile o addirittura sciocco, ma posso assicurare che nessuna delle due cose è vera. Che lo si voglia o no la nostra cultura proviene anche da questo e credo sia bene riscoprire queste radici.

domenica 14 giugno 2015

Giro di vite

Avete paura dei fantasmi? Dopo aver letto Giro di vite di Henry James sono sicura che vi aggirerete per casa con circospezione!

Miss Giddens risponde ad un annuncio di lavoro come istitutrice e, recatasi al colloquio, scopre che il suo datore è un uomo estremamente affascinante. Nonostante egli le dica che non vuole essere assolutamente disturbato per nessuna questione riguardante i nipoti che le verranno affidati, la giovane accetta. Nella grande dimora in campagna di Bly, Miss Giddens deve badare all'educazione della piccola e dolce Flora e instaura amicizia con la governante, la signora Goose, anche se, già durante la prima notte di permanenza nella casa, l'istitutrice avverte una sorta di presenza... All'improvviso ecco arrivare una lettera dal collegio in cui si avverte dell'espulsione di Miles, l'altro nipote, e il suo conseguente arrivo. I due bambini sono dolci, buoni, intelligenti ed affettuosi, ma la pace domestica viene interrotta dall'apparizione di un uomo dai capelli rossi e dal volto pallido, seguita da quella di una donna; dopo aver interrogato la signora Goose si scopre che i due sono il maggiordomo Peter Quint e l'istitutrice Miss Jessel, amanti e morti in circostanze misteriose. I bambini cominciano ad avere atteggiamenti strani e Miss Giddens li osserva con attenzione per proteggerli. Ma le apparizioni incidono sulla vita dei due piccoli più del previsto...

Giro di vite riesce a creare un'atmosfera di tensione che poche opere possono vantare. La paura nasce soprattutto dalle cose non dette, come, ad esempio, il motivo per il quale Miles viene espulso dal collegio, fatto che percorre tutta la narrazione. Perfettamente costruita è la scena in cui Miss Giddens, dimostrando un coraggio eccezionale, esce di casa per “acchiappare” Peter Quint che la osservava dalla finestra: appena è in giardino, proprio nel punto in cui si trovava prima l'uomo, ecco entrare nella stanza la signora Goose che, vedendo la giovane pallida, la crede un fantasma, rovesciando così i ruoli. I bambini poi non sono così innocenti come sembra e il senso di inquietudine non fa altro che aumentare. La povera Miss Giddens vive in una tensione costante, data sia dal timore delle apparizioni, sia dall'apprensione verso i bambini, sia dalla mancanza di sonno, tutti fattori che, a poco a poco, la indeboliscono fisicamente e mentalmente, facendoci sentire il peso del suo affaticamento.

Consiglio questo racconto a tutti e vi posso assicurare che rimarrete incollati alle sue pagine fino alla fine. Un consiglio: appena lo avete terminato, non guardate fuori dalla finestra e non uscite!

domenica 7 giugno 2015

Storia delle mie disgrazie / Lettere d'amore di Abelardo e Eloisa

Qualche tempo fa mi ero già occupata del pensiero di Abelardo, ma, quest'oggi, vorrei parlarvi del suo epistolario e di quello di Eloisa, la donna che gli è stata a fianco (anche se non sempre fisicamente) per tutta la vita.

La prima lettera, inviata ad un amico, viene denominata Storia delle mie disgrazie e Abelardo racconta tutta la sua vita, dalla sua ascesa alla sua terribile caduta. Il nostro sa bene di avere un'intelligenza e una retorica eccezionali, tanto da fargli sottolineare di aver più volte peccato di superbia. Dopo la sua infanzia in Bretagna, Abelardo comincia a girare per la Francia per seguire gli insegnamenti dei più grandi dotti del tempo, maestri con i quali dà di continuo inizio a delle polemiche che lo portano a farsi odiare, ma che aumentano la sua fama a dismisura in tutta Europa. Dopo i suoi successi e l'inizio del suo insegnamento, Abelardo, per calcolo, decide di conquistare la bella e dottissima Eloisa e, per farlo, prende alloggio in casa dello zio di lei. Ben presto tra i due comincia un'intensa passione, soprattutto fisica, e gli effetti di questa relazione sono notati da tutti, soprattutto per la svogliatezza che Abelardo mostra nell'insegnamento, dopo aver finalmente ottenuto la cattedra di Parigi che tanto desiderava. Fulberto, lo zio di Eloisa, è l'ultimo a rendersi conto di ciò che avviene sotto il suo tetto, ma la gravidanza della cara nipote gli apre gli occhi: Abelardo, allora, porta via con sé la sua donna (tra l'altro poco più che sedicenne mentre lui è sulla quarantina) per calmare le acque. L'illustre filosofo e teologo decide di sposare Eloisa, ma a patto che non si sappia, in modo da non nuocergli nella carriera; Eloisa si oppone in tutti i modi a questa unione perché non vuole essere d'intralcio al suo amato, ma ormai la cosa è decisa e avviene. Fulberto, però, non è contento della situazione e si serve di un servo corrotto per evirare Abelardo, fatto che provoca enorme scalpore e segna l'entrata in convento dei due innamorati. Come se non bastasse, Abelardo viene accusato di eresia e, durante il concilio di Soissons, è costretto a bruciare la sua opera più cara, il De unitate et trinitate Dei. Successivamente fonda il proprio monastero, il Paracleto, che donerà ad Eloisa e alle sue monache, mentre le tribolazioni in ambito dottrinale lo tormenteranno fino alla morte.
Le lettere successive sono il carteggio tra Eloisa e Abelardo e qui compare tutta la grandezza della donna. Ella è totalmente consapevole di aver abbracciato la religione solo per volere di Abelardo e che di Dio, in fondo, non gliene importa nulla (siamo nella prima metà del 1100!!!) ed infatti si esprime così: “Sta' pur sicuro che da Dio non mi aspetto alcuna ricompensa, perché so che per amore di lui finora non ho fatto assolutamente nulla” (lettera II). Il desiderio di Abelardo brucia ancora Eloisa di una passione che non riesce a placare e mi sento in dovere di riportare questo lungo passo che vale più di mille spiegazioni: “Per me, in verità, i piaceri dell'amore che insieme abbiamo conosciuto sono stati tanto dolci che non posso né odiarli né dimenticarli. Dovunque vada, li ho sempre davanti agli occhi e il desiderio che suscitano non mi lascia mai. […]. Persino durante la santa Messa, quando la preghiera dovrebbe essere più pura, i turpi fantasmi di quelle gioie si impadroniscono della mia anima e io non posso far altro che abbandonarmi ad essi e non riesco nemmeno a pregare. Invece di piangere pentita per quello che ho fatto, sospiro, rimpiangendo quel che ho perduto. [...]” (lettera IV). E ancora: “La gente loda la mia castità, ma non sa che in realtà io sono un'ipocrita. Mi considerano virtuosa perché conservo pura la carne, ma la virtù è una cosa che riguarda l'anima, non il corpo” (lettera IV). Abelardo, invece, cerca di smorzare questo desiderio e di portare Eloisa ad amare Cristo, sposo più degno di lui. Egli ha ormai intrapreso in tutto e per tutto la strada della fede, nonostante continui ad allacciarsi alla filosofia quando tratta di teologia.

La storia di Abelardo ed Eloisa è fatta di sapere, amore e disgrazie e proprio per questo è grande e pura, tant'è che nella morte, finalmente, si sono riuniti. L'epistolario viene considerato da molti studiosi un falso, a causa di determinate incongruenze e di silenzi su questioni importanti. Ad ogni modo queste sono pagine altissime e consiglio davvero a tutti di assaporarle e di rifletterci sopra.

domenica 31 maggio 2015

Ossessioni, fobie e paranoia

Oggi vi propongo un volume contenente alcuni saggi di Sigmund Freud: Ossessioni, fobie e paranoia, tra i quali compare il famoso Osservazioni su un caso di nevrosi ossessiva. Caso clinico dell'Uomo dei Topi. Le opere qui proposte vanno dal 1894 al 1915.

Freud inizia la sua attività di medico concentrandosi sullo studio dell'isteria: proprio dall'osservazione di diversi casi arriva a postulare l'esistenza dell'inconscio, una parte della psiche posta al di fuori della coscienza e di cui non ci rendiamo nemmeno conto. Al suo interno confluiscono tutti quegli elementi che il nostro Io, cioè la nostra parte cosciente, considera inaccettabili e per questo li “allontana” nell'inconscio tramite un processo di rimozione. La maggior parte dei traumi hanno origine nell'infanzia e, spesso, viviamo o non riusciamo a superare nel migliore dei modi le fasi sessuali che ci accompagnano fin dalla nostra nascita. Proprio in questa mancanza di passaggio “lineare” da una fase all'altra possono nascere l'isteria, la paranoia o la nevrosi ossessiva. Il mezzo più efficace che Freud attua per curare queste psicopatologie è quello della psicoanalisi, quindi attraverso il metodo delle libere associazioni, dell'interpretazione dei sogni e del transfert, cioè il trasferimento sull'analista, da parte del paziente, delle sue emozioni e dei suoi stati d'animo, egli riesce a riportare all'Io i traumi riposti nell'inconscio e, una volta scoperti, tentare una completa guarigione.
I due casi di maggior rilevanza tra le opere facenti parte di questo volume sono senz'altro quelle dell'Uomo dei Topi e quella del dottor Schreber. Il primo è un paziente che soffre di una grave nevrosi ossessiva, cioè è tormentato da pensieri che non riesce a “far tacere”, fatto che condiziona la sua vita intera. Tutte le varie “voci” sentite dal malato non non sono altro che idee che si sostituiscono l'una all'altra. A differenza della fobia che è accompagnata solo da sentimenti di angoscia e di paura, l'ossessione porta con sé moltissimi altri stati d'animo, come l'ira, l'irrequietezza ecc. Studiando il paziente, Freud capisce che egli è sempre in bilico tra i sentimenti di odio e amore verso le persone che più ama, in questo caso il padre e una donna, e, a differenza di una persona sana, non riesce a superare il conflitto che essi generano in lui. Inoltre, egli ha avuto uno sviluppo sessuale troppo precoce, che lo ha portato a non superare appieno le normali fasi della libido.
Per il caso del dottor Schreber, Freud si basa sulle memorie scritte dallo stesso dottore, gesto intrapreso per aiutare quei medici desiderosi di scoprire qualcosa di più sulla paranoia. Mentre nell'ossessione si prova diffidenza verso se stessi, in quanto si ha paura di poter essere in grado di far avverare i propri pensieri, nella paranoia si ha diffidenza verso gli altri e da qui nascono le manie di persecuzione che grande parte hanno in questa patologia. Quest'uomo aveva sviluppato una teodicea tutta sua, inizialmente pensando di essere vittima di Dio e poi, dopo la terapia in una clinica, facendolo diventare suo alleato, mentre il medico curante ha preso il posto del persecutore. All'aggravarsi della malattia, Schreber è arrivato a credere di dover trasformarsi in donna, per poter poi creare una nuova stirpe di uomini. Da questo quadro Freud formula la teoria che il paranoico non è altro che un omosessuale represso e per questo si crea un mondo fittizio; nell'infanzia egli non ha passato la fase narcisistica, rimanendo perciò attratto dalle persone del suo sesso e credendosi superiore nei confronti degli altri.

Devo ammettere che ho sempre studiato e letto Freud con scetticismo perché il suo ricondurre tutto alla libido e, successivamente, anche al principio di morte non mi convinceva appieno. Leggendo questi saggi, però, ho cominciato a cambiare idea perché ho riflettuto su diversi casi da me conosciuti e non posso notare un fondo di verità. Naturalmente non sono uno psicologo e questa materia ha sicuramente fatto dei passi avanti che purtroppo non conosco, ma posso assicurare che leggere questi saggi mi ha costretta a soffermarmi su aspetti che prima credevo “sciocchi”. Vorrei anche sottolineare che Freud afferma che tutti siamo omosessuali, anche se la maggior parte di noi poi si rivolge all'altro sesso, rimanendo però attratti dal nostro per tutta la vita. Freud dimostra questa asserzione parlando della gelosia: ognuno di noi vede come rivali persone dello stesso sesso che noi consideriamo attraenti e per questo pericolose per il nostro partner. Non so se sia vero o meno o se esistano altre spiegazioni, ma credo sia giusto rifletterci e rivolgo questo invito soprattutto a coloro che non fanno altro che dar aria alla bocca giudicando e offendendo (se non peggio) chi non fa altro che amare qualcun altro.