martedì 29 ottobre 2013

Divina Commedia

Ed eccoci arrivati a parlare del capolavoro dei capolavori: la Divina Commedia di Dante Alighieri. Non ero sicura di volerla affrontare, soprattutto perché, ripensando ai miei anni scolastici, me la ricordavo estremamente difficile. Ormai però mi ero messa in testa di leggerla e, armatami di tutta la mia buona volontà, ho compiuto il mio proposito. Appena terminata, sono rimasta a bocca aperta: non avevo mai, e dico mai, trovato un'opera così ricca di letteratura, filosofia, scienza ed immaginazione come la Divina Commedia! Dante ci ha lavorato per molti anni e capisco il perché; fatto sta che ogni cosa descritta appare chiara e viva davanti agli occhi.

Dopo questo proemio, che pare un po' esaltato (dovete scusarmi, ma mi è piaciuta troppo!), passiamo all'analisi dell'opera. La Commedia si compone di tre cantiche, ciascuna dedicata a un diverso regno ultraterreno (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ognuna composta da trentatré canti (più una di introduzione posta all'inizio dell'Inferno). Il numero tre ha una valenza simbolica: esso indica infatti la Santissima Trinità; sono presenti in modo ricorrente anche il numero nove (tre volte tre) e il dieci (considerato il numero perfetto). I canti sono composti in terzine di endecasillabi a rima incatenata (quindi ABA BCB CDC...). Ciascuno dei tre regni, inoltre, è diviso in modo da ottenere una ripartizione simmetrica e, ovviamente, simbolica: l'Inferno è composto da nove cerchi più un vestibolo; il purgatorio di nove zone (una spiaggia, un antipurgatorio e sette cornici) più il Paradiso terrestre; il Paradiso di nove cieli più l'Empireo. Ogni cantica termina con la parola “stelle”, la quale indica l'anelito verso l'alto, quindi verso Dio, che pervade l'uomo. L'uso dell'allegoria è costante per tutto il poema: Dante, ad esempio, rappresenta l'intera umanità, Virgilio la Ragione, Beatrice la Teologia, ecc. Dante, tra le altre cose, espone qui la sua importante teoria dei “due soli”, quella cioè che prevede che il potere temporale sia dell'Imperatore, mentre quello spirituale della Chiesa, senza che l'uno si intrometta nella sfera di competenza dell'altro.

All'età di trentacinque anni, nel mezzo di quella che la Bibbia indicava come la durata della vita umana, Dante inizia il suo viaggio nell'aldilà, il quale durerà sette giorni, dalla notte del giovedì santo alla notte del giovedì dopo la Pasqua del 1300. Dante insiste nel dire che il suo è stato un viaggio reale e non una “visione”; questa affermazione non è un sintomo di pazzia, ma sta ad indicare che il suo racconto contiene verità religiose ispirate direttamente dalla Grazia Divina. Dio ha scelto proprio lui per le sue doti poetiche e infatti, per ben tre volte, Dante verrà incaricato di scrivere ciò che vede.

Riassumere l'opera è impossibile perché i personaggi che compaiono sono moltissimi e lo stesso vale per i temi trattati. Spero comunque che questo post, nonostante sia così misero, vi invogli a leggere la Divina Commedia.

martedì 22 ottobre 2013

La stanza rossa

La stanza rossa (Scene di vita di artisti e di letterati) è un romanzo del 1879 di Johan August Strindberg.

La “stanza rossa” è una sala interna del famoso Caffè Berus di Stoccolma, ritrovo di affamati e falliti bohèmiens, come Ygberg, Olle, Lundell, Struve e Falk, il “vero” protagonista dell'opera. Questi uomini sono pittori, poeti, giornalisti, sempre in cerca di scroccare da mangiare o una bottiglia di birra o acquavite. Le vicende di tutti i personaggi sopra elencati si incrociano le une con le altre, dando così vita ad un'autobiografia, narrata da persone diverse, dell'autore stesso, il quale appare inquieto, misogino, afflitto da un profondo senso di inferiorità. Ogni frequentatore della “stanza rossa” seguirà poi la propria strada, andando incontro ai destini più disparati, finale che descrive appieno il pessimismo costante di Strindberg. Attraverso le vicende di Arvid Falk, il giovane protagonista che, dopo aver lasciato un lavoro d'ufficio, tenta la carriera di poeta (fallendo), Strindberg coglie l'occasione per dipingere un quadro satirico-grottesco della società svedese. Questo romanzo sembra così ricreare una sorta di Circolo Pickwick in versione nordica.

Strindberg è stato un autore fondamentale, non solamente nei Paesi scandinavi, ma soprattutto in Germania, perché ispirò le avanguardie nate durante il primo conflitto mondiale. Nonostante lo si possa definire uno scrittore naturalista per lo stile e i temi trattati, alcuni critici lo hanno designato come il “padre dell'Espressionismo tedesco”.

La stanza rossa è un romanzo cupo, crudo e pessimista, ma leggerlo aiuta a capire non soltanto il tempo in cui è stato scritto, ma anche quello odierno, dove i “finti intellettuali” non si contano e dove l'ipocrisia, l'invidia e tutti gli altri sentimenti negativi dominano sovrani.

venerdì 18 ottobre 2013

Cuore di tenebra

Cuore di tenebra è un breve romanzo del 1902 di Joseph Conrad. Questa è probabilmente la sua opera più famosa e si basa su una sua esperienza personale. Conrad, infatti, risalì il fiume Congo nel 1890, viaggio che fece maturare in lui una concezione pessimistica intorno alla natura dell'uomo “civilizzato”. Proprio durante quell'esperienza raccolse diverse note che poi inserì in questo capolavoro.

Degli uomini sono su una nave ancorata sul Tamigi in attesa di partire. Tra di loro c'è Marlow, il quale inizia a raccontare la sua storia. Egli era stato assunto da una compagnia belga che lo aveva mandata in Africa alla ricerca del capitano Kurtz. Marlow narra così le difficoltà del viaggio e il terribile scenario che caratterizza la risalita del fiume Congo. Dopo diverse avventure troverà finalmente Kurtz, ma ciò che vede lo disgusta terribilmente.

Cuore di tenebra non è un viaggio in un paese esotico, ma è un esame attento ed accurato che Conrad compie intorno alla natura umana. I nativi, infatti, appaiono irrazionali, ma i bianchi sono molto più selvaggi e crudeli di loro, nonostante si definiscano “civili”. Nel personaggio di Kurtz, poi, si trovano condensati questi due aspetti: egli è riuscito ad impossessarsi dei costumi e dei riti della popolazione locale, non solo per poterla controllare, ma anche per poter soddisfare le sue voglie. Kurt rappresenta quindi il colonialismo europeo portato all'estremo.

Nonostante Conrad fosse spesso criticato per il suo modo di scrivere, il suo influsso è stato comunque notevole e Cuore di tenebra è un capolavoro che molti importanti autori hanno apprezzato e a cui altri si sono ispirati. Non dimentichiamoci che anche il cinema non è rimasto insensibile a quest'opera ed infatti Francis Ford Coppola la ha riadattata nel film Apocalypse Now del 1979.

Posso solo dire: da leggere!

domenica 13 ottobre 2013

Il castello di Otranto

Il castello di Otranto è un'opera di Horace Walpole, composta nel 1765.


Manfredo, il principe di Otranto, vive nel suo castello con la moglie Ippolita e i figli Matilda e Corrado. Il giorno delle nozze tra Isabella e Corrado, un enorme elmo discende dal cielo, schiacciando sotto di sé il promesso sposo. Dopo la tragedia, Manfredo tenta di uccidere la moglie per poter sposare la giovane Isabella, ma questa gli sfugge nascondendosi nei sotterranei del castello; qui incontra Teodoro, un contadino dai tratti stranamente nobili, il quale diventerà il suo protettore. Intanto incombono sul castello strani presagi dati da eventi soprannaturali, come la scoperta di frammenti di armature gigantesche, un ritratto che esce camminando dalla propria cornice ecc. La trama avrà degli importanti sviluppi che porteranno alla “vittoria della giustizia” alla fine del romanzo.

L'opera di Walpole, per essere un racconto dell'orrore, è piatta e anche un po' banale, scritta utilizzando termini e descrivendo azioni appartenenti al passato, che rendono il tutto troppo “pomposo”. Il castello di Otranto è comunque piacevole e si sorride delle ingenuità che contiene. La sua lettura, in ogni caso, è indispensabile perché questo romanzo fornisce gli elementi “tipici” del genere horror, i quali verranno ripresi all'infinito. Questi elementi sono: il castello gotico, formato da sotterranei labirintici, ali abbandonate dove nessuno mette più piede da secoli, strani fenomeni e spettri che si aggirano in esso; il nobile malvagio che cerca il potere; l'eroe nobile, ma che spesso appare di umili origini perchè ignaro del suo alto lignaggio, contrapposto all'eroina che deve salvare, ingenua e bella.

Per tutte queste ragioni, la lettura de Il castello di Otranto è necessaria!

mercoledì 9 ottobre 2013

Anche in radio!

Ciao a tutti!
Da stasera ricomincia la diretta del mio programma radiofonico, "Pensieri Scomodi", dalle 22.00 su www.viviradio.it!
Il programma cerca di unire letteratura e musica, trattando di volta in volta di un autore specifico, approfondendone la vita e le tematiche. Ovviamente verranno lette delle poesie e/o degli estratti dalle sue opere. La parte musicale sarà scelta in base alle affinità che presenta con l'autore trattato. 
Vi aspetto dalle 22.00 su www.viviradio.it! Non mancate!!!

giovedì 3 ottobre 2013

Casa di bambola

La "pillola" di oggi riguarda l'opera teatrale Casa di bambola del 1879 del norvegese Henrik Johan Ibsen.

Nora è sposata all'avvocato Torvald Helmer. Il rapporto tra i due coniugi è molto particolare: Helmer, più che un marito, è un padre padrone; egli, infatti, si riferisce spesso alla moglie con vezzeggiativi che richiamano nomi di uccelli, una chiara simbologia del nido familiare. L'attrazione sessuale che prova verso Nora è quasi incestuosa perchè Helmer, oltre ad incarnare una figura paterna, vede tutto ciò che riguarda la sfera sessuale come un qualcosa di proibito, come un tabù. Nora, invece, è unita al marito dalla consapevolezza di appartenere a lui per diritto naturale; ella si sacrifica così a lui perchè è convinta che, in questo modo, riceverà in cambio protezione e che egli si prenderà la responsabilità di ogni azione. Nora, però, si rende conto, anche se confusamente, che il loro legame non è "sano" e cerca di correggere questo rapporto: per farlo, farà una confessione molto pericolosa al procuratore Krogstad. In casa di Nora è presente anche la signora Linde: tra lei e Krogstad nascerà l'amore e le due coppie si scambieranno così di ruolo. Se a prima vista quella rappresentata da Nora e Helmer appare felice e realizzata, alla fine dell'opera diventerà quella più infelice e misera, perchè non ha un vero rapporto basato sulla fiducia come la coppia Krogstad-Linde. Un altro interessante personaggio è quello del dottor Rank, intimo amico di casa Helmer: egli è innamorato di Nora ed è invidioso della felicità altrui, a lui negata a causa di una malattia. Egli sembra buono, ma cela in sè della cattiveria che si palesa con chiarezza nel momento in cui interrompe l'inizio del rapporto sessuale fra Nora e il marito.
 
Nora è una bambina, una bambola; molti, però, hanno visto in lei, dopo l'evento che chiude l'opera, una donna che si ribella incarnando i principi del femminismo. A mio avviso non è così. Nora, secondo me, non è e non diventerà mai una donna emancipata perchè ha bisogno di un marito-padre; infatti, ella lascia Helmer solo dopo aver scoperto che lui è un uomo incapace di prendere tutta la responsabilità su di sè. Proprio questa debolezza è la dimostrazione che non è l'uomo "forte" adatto a lei.

Ibsen non è di certo un autore allegro, soprattutto nei punti cardine di gran parte della sua opera, quelli cioè che riguardano la critica serrata della borghesia, formata da persone che lavorano solo per avere denaro, totalmente incapaci di provare amore, perchè anche questo sentimento è un "affare economico". Casa di bambola, oltre ad essere probabilmente la sua opera più famosa, è fondamentale per capire il pensiero di uno degli autori più importanti che la Norvegia abbia mai avuto.